POLITICAPP | 9 febbraio 2018
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Il quadro politico dopo gli eventi di Macerata

I tragici eventi di Macerata incidono poco sul voto

La tragica e barbara morte di Pamela Mastropietro, con Il suo corpo straziato e fatto a pezzi, stivato in due trolley e scaricato nelle campagne di Pollenza per mano del nigeriano Innocent Oseghale; il raid criminale e razzista di Luca Traini, con tanto di tricolore sulle spalle e d’immancabile rito fascista, che ha sparato, ferendoli, gli immigrati incrociati per le vie della città, sono piombati sulla campagna elettorale.

Le due vicende, per il momento, hanno generato solo ridotti sommovimenti nei livelli di consenso ai partiti. Uno dei gruppi penalizzati sono stati i Cinquestelle, con un calo dello 0,4%. Qualche mutamento è avvenuto nel centrodestra, con Forza Italia (-0,2%), Fratelli d’Italia (-0,3% ) e Noi con l’Italia (-0,3%) in calo e la Lega in crescita dello 0,2%. Una quota dei consensi in uscita da quest’area politica sembra spostarsi, almeno in parte, verso Civica Popolare di Lorenzin (+0,2%) e +Europa (+0,8%). Il partito di Emma Bonino beneficia anche del rimescolamento di voti a sinistra, con il calo dello 0,4% del PD e la crescita di LeU (+0,5%). Il quadro dei rapporti di forza complessivi, tuttavia, non muta. La coalizione di centrodestra resta in vantaggio con il 35,6% dei consensi, spartiti tra il 15,7% degli azzurri, il 13,1% dei salviniani, il 4,8% del gruppo di Meloni e il 2% di Lupi, Fitto, Tosi, Sgarbi, Quagliariello e UDC di Cesa.
Il duplice portato della frenata dei Cinquestelle e della crescita dei partiti minori della coalizione consente al centrosinistra di recuperare sul M5S, ricollocandosi nuovamente in seconda posizione al 28,5%. Un quadro settimanale che vede il PD al 23,3%, +Europa al 2,8%, Civica popolare all’1,3% e Lista Insieme (Partito Socialista, Verdi e Area Civica) in leggero calo allo 0,8%. Liberi e Uguali si attesta al 6,5%, mentre i Cinquestelle scendono al 28%. Se i riflessi sul quadro politico delle vicende maceratesi, come mostrano i dati, sono stati ridotti, ben diverso è quanto accade nelle viscere del Paese. La paura nei confronti degli immigrati, rispetto allo scorso anno, è al 58% (in crescita del 4%), la necessità di combattere le ideologie fasciste passa dal 65% al 70%, mentre i timori per una recrudescenza della violenza politica di matrice fascista sale al 55% (+ 12%).

Il no al raid razzista mitigato dalla paura per l’immigrazione

Le tendenze e i sommovimenti opinionali in atto, possono essere portati alla luce osservando lo schierarsi delle persone rispetto alle quattro principali opinioni emerse sul raid di Traini.
Il 44% delle persone giudica il raid sbagliato, ma lo ritiene causato dal senso di abbandono provato dagli italiani, per colpa di uno Stato che si prende cura solo degli immigrati. Una convinzione che è condivisa dalla maggioranza degli elettori di Berlusconi (65%), Salvini (75%), Meloni (78%) e dai ceti sociali bassi (68%), mentre miete consensi calmierati tra gli elettori M5S (48%).

Molto lontani da questo giudizio sono i votanti PD (18%) e LeU (6%). Sul fronte opposto, il 47% dell’opinione pubblica condivide la valutazione del raid come un atto terroristico di matrice fascista, i cui responsabili morali sono i politici che soffiano sul tema dell'immigrazione. Un giudizio che trova ridotti consensi a centrodestra (28% tra gli azzurri, 22% tra i leghisti e 28% tra i fan di FdI), mentre convince il 50% dei grillini, il 51% del ceto medio, il 74% del PD e il 79% di LeU. Se queste prime due posizioni raccontano un Paese spaccato in due, con due visioni di matrice opposta, le altre due posizioni analizzate portano alla luce le fratture che attraversano la penisola. Il punto di vista maggioritario (82% di consensi) è quello che bolla il raid come un atto folle e criminale (chiunque spari è sempre un delinquente, a prescindere dal colore della pelle), ma, al contempo, colloca l’accaduto all’interno del tema immigrazione (“una risposta sbagliata al problema di un'immigrazione fuori controllo”). Infine, il livello di condivisione scende al 69% se, nel valutare il raid, si sottolinea la matrice razziale e il rischio di una spirale di odio e violenza.

Le diverse reazioni al dibattito di questi giorni portano alla luce quanto nel nostro Paese sia densa la frattura generata dall’immigrazione e, al contempo, quanto le posizioni di ferma opposizione alla violenza razzista o di matrice fascista incontrino spesso più di un distinguo.

I GIUDIZI SUL RAID DI TRAINI A MACERATA

La profonda frattura generata dalle dinamiche dell’immigrazione

IL CLIMA NEL PAESE

L’immigrato fa più paura della violenza fascista

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Come sono cambiati gli italiani negli ultimi venti anni

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