POLITICAPP | 4 agosto 2017
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Il quadro politico, tra indecisi e astenuti

Gli indecisi orientati sono il 12%, quelli disorientati sono il 6%

Le variazioni nelle intenzioni di voto, in una settimana in cui si è discusso di vitalizi, consentono una riflessione più generale sul quadro politico nazionale.
Gli scostamenti elettorali intervenuti, nonostante il tema in campo fosse ad alta espansività emozionale (si parlava di tagliare gli emolumenti dei parlamentari), sono indicativi. Complessivamente, tuttavia, stiamo parlando di quello che è accaduto in una parte dell’elettorato, il 58,9%.
Si tratta di quella parte di italiani che ha, per il momento, già deciso per chi votare. Quell’area del Paese che è in qualche modo schierata, per ora, con l’uno o con l’altro dei contendenti. Resta fuori la marea montante degli indecisi e dei lontani dalla politica: una quota non secondaria dell’opinione pubblica nazionale, pari al 41,1%.
Il blocco socio-politico esterno al voto che ci troviamo di fronte è un magma composito, che si suddivide, a sua volta, in due campi distinti: da un lato abbiamo gli indecisi (18,1%), dall’altro lato, incontriamo i potenziali astenuti (23%). Se i primi sono sospesi in una sorta di limbo, in cui nessun partito riesce a convincerli (e aleggiano tra il voto e non voto), i secondi hanno maturato un maggior distacco con la politica e si collocano su un percorso che, molto più facilmente, li porterà sull’Aventino elettorale.
Al loro interno i due blocchi (indecisi e potenziali astenuti) non sono omogenei, ma possono essere raffigurati come un bricolage eterogeneo, in cui sono confluite le tante delusioni politiche maturate nel tempo.
Scandagliando il limbo degli indecisi si scopre un classico esempio di ramificazione della complessità. Al suo interno possiamo incontrare due macro tribù: la prima – gli indecisi orientati che coinvolge, più o meno, il 68% degli indecisi (pari al 12,3% degli italiani) - ha un partito verso cui, magari turandosi il naso, le persone sono orientate. L’altra tribù, gli indecisi disorientati, pari al 32% (ovvero il 5,8% degli italiani), non riesce, nonostante tutti gli sforzi possibili, a farsi piacere alcun partito.
Nella prima tribù, gli indecisi orientati, il quadro elettorale potenziale è sbriciolato.
Il 3,3% potrebbe scegliere il PD (è il partito che drena il maggior consenso tra gli indecisi) e il 2,7% potrebbe optare per i grillini; il 2% è attratto dal ritorno in campo di Berlusconi, mentre l’1,6%, avverte il richiamo delle sirene del “prima gli italiani” di Salvini.
MDP e Alternativa popolare potrebbero convincere, rispettivamente, l’1,3 e l’1% degli elettori, mentre Fratelli d’Italia raccoglie solo lo 0,5%. I segmenti sociali maggiormente presenti nella quota degli indecisi sono le donne (60% di questo blocco socio-politico), gli anziani (29%), le casalinghe (14%) e i laureati (16%).

La rabbia verso la politica coglie un quarto del Paese

Una buona parte degli indecisi vive al Nord (49%), nei piccoli centri (16%) e ha una condizione socio-economica bassa (23%). I sentiment dominanti in quest’area, che determinano l’atteggiamento nei confronti del voto e della politica, sono la rabbia (al 40%, ovvero circa 8 punti in più rispetto alla media), il disgusto (34%, pari a 7 punti in più rispetto alla media degli italiani) e il basso livello dell’attesa verso il futuro e il cambiamento: siamo al 26% contro il 35% di media nell’opinione pubblica nazionale.
Con tinte maggiormente fosche si configura, invece, il quadro presente tra i potenziali astenuti.
La maggioranza delle persone che appartiene a questo blocco socio-politico afferma di non riconoscersi, in modo assoluto, in alcun partito (43%). Il 23% esprime una forte rabbia e un sentimento di repulsione verso tutto ciò che riguarda la politica, mentre il 34% è deluso profondamente dai partiti ed è giunto alla conclusione che votare non serva a nulla.
Nel fronte dei potenziali astenuti incontriamo, in prima linea, l’universo femminile (il 64% di questo blocco socio-politico è composto da donne), i Baby Boomers, i 45-64 anni (25%), gli operai (13%) e le casalinghe (17%). Socialmente questo blocco è maggiormente popolato da persone con bassa scolarità (46%) e appartenenti ai ceti sociali bassi (34%), mentre, da un punto di vista geografico, una vasta quota di potenziali astenuti vive al Sud e nelle Isole, ma è in crescita anche a Nordovest. Questo è il quadro complessivo che i partiti hanno di fronte per la prossima disfida elettorale: il 58-59% delle persone ha già definito, più o meno, il proprio orientamento di voto, mentre il 41-42% non sa che pesci prendere.
Tra i primi (il 58-59% di schierati) i sommovimenti di voto, gli scambi di casacca, sono possibili, ma tendenzialmente limitati.
Tra i secondi (il 41-42% di indecisi e astenuti), invece, la partita è aperta e su di essi si giocherà la possibilità di conquistare voti.
Chi saprà tirare fuori dal limbo il più alto numero di indecisi, avrà buone chance di vittoria. Più complessa appare, invece, l’operazione verso i potenziali astenuti, perché, in questo magma opinionale, il livello di disgusto per la politica è molto alto. Non si tratta, tuttavia, di una mission impossible. Il bisogno di speranza e futuro, di sicurezza e stabilità che caratterizza i segmenti meno agiati del Paese (maggiormente presenti tra le fila degli astenuti), è forte e intenso ed è il terreno su cui è possibile intessere un dialogo con elettori sfibrati e disgustati. La partita elettorale è appena iniziata, ma l’arena della disfida entro cui si giocherà la partita elettorale è abbastanza delineata e nei prossimi mesi subirà ulteriori evoluzioni.

 

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