POLITICAPP | 15 dicembre 2017
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Elezioni: il popolo degli incerti

La vasta tribù di quanti non hanno ancora deciso chi votare

Il quadro politico è in profondo movimento e tra la gente l’incertezza regna sovrana.
I giochi, dentro gli schieramenti, sono ancora avvolti in una convulsa spirale marcata dalle trattative sulle liste dei candidati, dai bracci di ferro tra leader, dagli annunci di uscite di scena o di scese in campo, dalle prese di posizioni ondivaghe che, a vario titolo, le forze politiche assumono in questo periodo.
Ad alimentare l’entropico scenario pre-elettorale ci hanno pensato, in questi giorni, gli annunci di Giuliano Pisapia e Angelino Alfano. Il risultato complessivo di tutte le molteplici e convulse dinamiche è evidente: cresce la sfiducia, il disorientamento politico, la confusione e i dubbi degli elettori su quale forza politica votare. Se osserviamo i dati della prima settimana di dicembre scopriamo che, rispetto a novembre, il numero degli indecisi è aumentato del 5%.
Solo il 59,5% delle persone ha già definito, anche se non in modo granitico, il proprio orientamento elettorale.
Il restante 40,5% della popolazione si ritrova in un magmatico e intricato blocco elettorale: la tribù degli incerti.
Un agglomerato non omogeneo che è spaccato in due grandi gruppi: il clan degli indecisi (20,1% del corpo elettorale, pari a oltre 9 milioni e 341 mila elettori residenti in Italia) e il clan degli astenuti (20,4%).
Il clan degli indecisi è composto dagli elettori che, pur intenzionati a votare, si sentono confusi, delusi, arrabbiati, disincantati rispetto ai partiti e alla politica. Questo clan non è monolitico.
Al suo interno convivono due sottoinsiemi, altamente volatili: il primo, più grande, è lo sciame degli indecisi orientati (68%), mentre il secondo è lo sciame degli indecisi disorientati (32%).

Tra indecisi e astenuti quasi un elettore su quattro

I disorientati (circa tre milioni di persone) sono l’entità più evaporabile, quella che ha maggiori probabilità di scegliere all’ultimo momento o di finire nell’astensione.
Gli orientati, invece, hanno partiti o leader di riferimento, ma sono rimasti delusi o scottati dalle loro scelte politiche.
Questo sciame, che contiene oltre 6 milioni di persone, è altamente fluido ed è aperto a differenti offerte politiche.
Il 56% degli indecisi orientati, infatti, non ha particolari elementi di sintonia con qualche politico. Il restante 44% prova, invece, delle simpatie, che non si sono ancora trasformate in decisioni di voto.
In testa, in questa classifica, c’è Berlusconi (15%), seguito da Renzi (9%). Tallonano i due, Di Maio (8%) e Salvini (7%). Il rimanente 5% di indecisi orientati si frammenta tra Alfano, Pisapia, Bonino, Grasso, Meloni e altri.
Differente è il quadro nel clan degli astenuti (20,4%). Nel 2013 gli astenuti erano il 24,8% (cinque anni prima, nel 2008, erano il 19,5%), oggi, a diversi mesi dal voto, abbiamo il 20,4% di persone che ha già (tendenzialmente) deciso di disertare le urne. Di questi il 71% è recidivo (si era astenuto anche nel 2013). Il 14%, nel 2013, ha votato per Forza Italia, Lega Nord o altri di centrodestra.
Il 10% arriva da un voto al PD, mentre il 5% ha abbandonato i Cinquestelle. I motivi del non voto sono, per lo più, di matrice politica. Il 37% lo fa per protestare contro il sistema. Il 34% è convinto dell’inutilità del proprio voto, mentre il 32% non si sente rappresentato da alcun partito.
Ci sono anche motivazioni a minor intensità, come quello di non voler legittimare questa classe politica o di essere completamente disinteressati alla politica (16%).
In conclusione, la partita elettorale è completamente aperta e vincerà chi saprà riconquistare il maggior numero di persone della tribù degli incerti.

Spaccata in due tra indecisi e orientati al non voto

Berlusconi e Renzi i maggiori attrattori

I due terzi sono recidivi, il resto delusi dai vari partiti

Protesta, delusione e disaffezione i fattori che fanno stare a casa

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